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Un detto popolare recita che il riso nasce nell’acqua e muore nel vino, sottolineando quanto sia importante – e difficoltoso – nell’ambito di una cena o un pranzo particolari, saper abbinare il risotto al vino, rosso bianco o rosato che sia.
Una delle ricette più ricercate e diversamente reinterpretate in Italia è quella del risotto al dentice.  Il dentice non è un pesce azzurro – anche se contiene una elevata concentrazione di acidi grassi semi essenziali omega 3 – né tanto meno è un pesce povero, anzi gode di un certo prestigio gastronomico.

Una ricetta primaverile di questo risotto contempla tra gli ingredienti i carciofi: questi ortaggi, grazie alla cottura, perdono le asperità che generalmente rendono difficile il loro accostamento con il vino, perciò con tutta tranquillità si può procedere con l’abbonamento. Il burro, il parmigiano e la fecola aggiungono peso e ricchezza alla pietanza, richiedendo un vino di medio corpo.  Per un piatto delicato come questo è infine necessario bilanciare i sapori, associando alla dolcezza della cipolla (anche essa presente tra gli ingredienti) un bianco acido e profumato.

Dunque l’abbinamento ideale con questo risotto prevede un vino bianco piuttosto giovane, dalle spiccate componenti acide e fruttate. Tutte caratteristiche riscontrabili nella Falanghina della linea ‘Capriccio’ di “Capri Moonlight”: un vino di medio corpo che non si scontrerà con i grassi del pesce, e dotato di una freschezza ed una sapidità sufficienti a bilanciare la dolcezza della cipolla.

 

Testo e abbinamento di Maria Consiglia Izzo

Foto e ricetta di Grazia Guarino