fbpx

Luna calante: tempo di peccati di gola e Piedirosso (sia a tavola che in bottiglia)…

Le fasi lunari influenzano da millenni le attività agricole (come la vendemmia e l’imbottigliamento del vino), la fertilità, l’asse di rotazione terrestre, e persino l’alimentazione! La regola basilare è: «Tutto ciò che deve crescere e svilupparsi deve essere fatto in Luna crescente. Tutto ciò che deve arrestarsi e morire deve essere fatto in Luna calante».
Mentre il Sole compie il transito di tutte e dodici le costellazioni dello zodiaco in 365 giorni e ¼, la Luna lo compie in 27 giorni e 1/3. La “Luna nuova” segna l’inizio del mese lunare, in questo giorno la capacità di disintossicarsi è massima (ad esempio chi è attento alla linea può digiunare). La “ Luna crescente” rigenera, rafforza, progetta, accoglie, costruisce, assorbe, accumula energia, raccoglie forze. Durante il “Plenilunio” uomini, piante e animali percepiscono una grande forza (è il momento più propizio per la raccolta). La “Luna calante”, che dura 13 giorni, depura, trasuda, asciuga, invita all’ attività e al dispendio di energia (si dice che durante questa fase non si aumenta di peso anche mangiando un po’ di più).
Per quanto riguarda la vendemmia, ad esempio, si comincia verso la fine della fase della luna calante di agosto per poi continuare durante la luna crescente di settembre. Anche l’imbottigliamento del vino segue le fasi lunari: per i vini più giovani i momenti migliori per l’imbottigliamento sono nei mesi di marzo e di settembre. In particolare per ottenere vini frizzanti si imbottiglia al primo quarto in fase di luna crescente. Per i vini a lungo invecchiamento si imbottiglia all’ ultimo quarto in fase di luna calante, mentre con la luna piena si può imbottigliare qualsiasi tipo di vino.
Dunque, visto che questa settimana la Luna è in fase calante ci si può concedere qualche peccato di gola in più, ad esempio un bel piatto di “gnocchi burro e salvia”, che può essere abbinato ad un vino che solitamente viene imbottigliato proprio in questa fase. Un primo piatto corposo, dal gusto delicato e tendente al dolce. Ad esso va abbinato un vino dotato di una buona aromaticità, con un profumo intenso in grado di far risaltare i profumi della salvia, e quella giusta tannicità capace di ripulire il palato dalla grassezza del burro. Come il Piedirosso della linea “Caprice” di “Capri Moonlight”: un vino consistente dal colore rosso rubino con riflessi violacei, connotato da intensi sentori (fruttati, minerali e floreali), morbido, sufficientemente tannico e giustamente sapido.